Pashinyan: domanda all’Ue nel 2027 o 2028, ma poi servirà scegliere

A Bruxelles il premier armeno indica i tempi dell'adesione, ammette l'incompatibilità con l'Unione economica eurasiatica e risponde a Medvedev.
Un pulsante «invia» che per ora nessuno preme. È l'immagine scelta dal primo ministro armeno Nikol Pashinyan per spiegare dove si trova Yerevan sulla strada verso l'Unione europea. Intervistato da Euronews il 3 novembre a Bruxelles, a margine del vertice sull'allargamento, ha detto che la domanda di adesione potrebbe essere presentata il prossimo anno, quindi nel 2027, oppure nel 2028.
Prima, però, viene altro. Pashinyan non vuole un gesto soltanto tecnico, ma un percorso accompagnato da un dialogo politico. L'obiettivo immediato è la liberalizzazione dei visti, che l'Armenia punta a ottenere nel 2029. Ha ricordato la legge del marzo 2025 che avvia il processo di adesione, oggi in vigore, e ha parlato di «segnali» di una forte volontà politica di allargamento all'interno dell'Ue.
Il passaggio più delicato riguarda Mosca. Secondo il premier, con le regole attuali l'adesione all'Ue e la partecipazione all'Unione economica eurasiatica (UEE) sono incompatibili, soprattutto sul piano doganale. «A un certo punto l'Armenia dovrà scegliere», ha detto. Per ora il compito del governo è creare un'alternativa reale, perché siano i cittadini a decidere. Conterà anche la disponibilità dell'Ue ad accogliere il Paese.
Interpellato sull'avvertimento di Dmitrij Medvedev, secondo cui l'Armenia potrebbe diventare una «nuova Ucraina», Pashinyan ha definito la formula non costruttiva. Armenpress presenta Medvedev come ex presidente russo, News.am come vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Russia.
«L'Armenia resterà Armenia», ha risposto il premier: più indipendente, più sovrana, più integrata. Ha riassunto la linea così: indipendenza significa passare dalla dipendenza da pochi alla dipendenza da molti. Il rapporto con l'Europa, ha assicurato, non deve staccare il Paese dalla regione, dove restano il conflitto passato con l'Azerbaigian, le relazioni complicate con la Turchia e i limiti imposti dalle sanzioni internazionali nei rapporti con l'Iran.
Un bivio, dunque, che Yerevan dice di non voler imboccare di corsa: prima la strada, poi la scelta.
Fonti: Armenpress, News.am, News.am, News.am, Armenpress
Questo articolo è stato preparato con l'aiuto di strumenti di intelligenza artificiale a partire dalle fonti indicate, e rivisto dalla redazione di Axel FM prima della pubblicazione.


